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Mi reputo una persona piuttosto pragmatica. Ciò non vuol dire che io non sia in grado di sognare, immaginare o ambire a cose che non vedo ancora, che non esistono già. Non sono San Tommaso. Ho una dimensione spirituale, che di certo non ha riscontro fisico e non si può toccare, credo nel paranormale e in un after-life.
Non credo nell’idealizzazione delle cose, nei ritratti parziali della realtà, nei discorsi pretenziosi, in chi vuole a tutti i costi costruire delle strutture che stanno fuori. Fuori dalla città, fuori dalla vita vera.
Mentre scrivo questo, uno dei pupi dello skatepark - mi dicono si chiamino flâneurs - mi guarda fisso e dritto negli occhi, anche se con un’espressione poco convinta pure lui.

Ecco, i flâneurs: sono statuette ridicole di tipi, tutti uomini ad eccezione di una, due donne al massimo. Una caricatura, per alcuni fatta anche un po’ male. Mi ricordano i personaggi del presepe di cartapesta del mio paesino. Non credo ci abbiano mai fatto una pubblicità della Carhartt a Cassibile, neanche quando tutto il terreno del presepe ha preso fuoco e il proprietario ha dovuto ricostruire tutto.
Perché esiste arte di serie A e di serie B?
Perché i pupi di Enzo u mulu da Cassibile valgono meno dei flâneurs di non so quale artista? Per l’idea che c’è dietro? Perché il presepe vuole essere esattamente quello che è ed è sempre stato, mentre i flâneurs si basano su una di quelle metafore incomprensibili ai più? Perché l’idea dell’artista x vale di più di quella di Enzo?
Forse perché Enzo non ha l’attitudine da artista eccentrico, non è entrato nei circoli artistici giusti, quindi non ha nessuno che gli regga il moccio. La vita allora è solo un lento ed inesorabile processo di networking? O forse Enzo viene dalla provincia, e in provincia, si sa, non c’è niente, non succede niente, nulla degno di nota. A meno che non arrivi qualcuno da fuori a colonizzarla, magari un colosso dell’arte, che la riduca a mero terreno di applicazione di qualche progetto mirato a gonfiare l’ego da (white) saviour.