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Vorrei che l’arte, perlomeno nella sua sfera da “strumento di connessione tra persone e idee” (anche se, forse, questa definizione si addice più al design) fosse accessibile per persone come mio padre. Gente che, per necessità della vita reale, si è perso tra abitudini e doveri, e che quindi si merita l’accesso alla leggerezza e alla bellezza.
Non credo che l’arte sia sempre onesta. Prima di tutti con sé stessa. Si prende in giro, prende in giro tutti coloro che le reggono il moccolo, che le permettono di esistere.
Vorrei che l’arte fosse più onesta con tutti. Ma forse la verità è che, se lo fosse, non sarebbe più arte.
Non vedo l’ora di tornare nel mondo reale. Quello fatto di impegni veri, di progetti veri, di intenzioni, bisogni, necessità vere.