Il secondo giorno, in mattinata, abbiamo fatto un tour all’interno delle strutture lungo tutto Le Mulins. Dallo studio dei figli degli Orta all’immenso magazzino, situato in un luogo meraviglioso, abbiamo potuto sbirciare numerose opere conservate e archiviate. Ci siamo fermati nella zona dove si sarebbero svolti gli incontri frontali, insieme agli spazi dedicati alla creatività e alla zona di riposo. È stato molto bello e stimolante vedere questi spazi vuoti completarsi con la nostra presenza e con tanta creatività.
Gli artisti ci hanno anche introdotto al programma delle settimane, accompagnando la presentazione con un loro intervento. Sébastien Thiéry, artista, performer e architetto, ci ha presentato un suo lavoro chiamato Utopia. La sua presentazione è stata toccante e ipnotica: la proiezione ricordava l’essere su una barca in movimento, e il suo muoversi da una parte all’altra durante tutta la spiegazione ha reso il tutto ancora più immersivo. Utopia racconta del naufragio di una nave che ha causato numerosi decessi; l’artista ha voluto portare il relitto come memoria alla Biennale di Venezia. Da questa vicenda emerge la domanda sull’interesse verso tali progetti: Thiéry ha sottolineato come, anche dietro iniziative umanitarie, spesso l’egoismo umano utilizzi i fondi in modo scorretto anziché per salvare vite. Il tutto è stato particolarmente toccante anche perché gli “immigrati” portavano con sé oggetti a ricordo del proprio paese natio.
Anche il video Amazonia, realizzato da Lucy e Jorge Orta come indagine della flora e della fauna del territorio amazzonico, è stato ipnotico e toccante, perché raccontava del paese da cui provengo. La proiezione partiva dall’alto, mostrando paesaggi, animali e ricercatori nel loro percorso, proiettati su due video in contemporanea, accompagnati dai suoni naturali di uccelli, acque e piante.
Le pause pranzo e cena, oltre a permettere di mangiare e stare insieme, rappresentavano momenti centrali della residenza, basata sulla cooperazione. Questo si vedeva anche nella divisione dei compiti: sparecchiare, pulire e lavare i piatti a rotazione.
Di questa giornata mi è rimasto impresso il momento in cui ci hanno portati a dare un’occhiata nella stanza dove si sarebbe svolta la performance. Lì ho compreso la grandezza degli artisti: in quel luogo erano presenti macchine, carri, ambulanze da guerra e una barchetta. Ho realizzato che la performance era già stata pensata nei minimi dettagli, così come i mezzi e i modi per comunicare, in relazione al tema Art/Conflict.