La serie di incontri “Sensibile Materia” ha innescato una catena di domande. Confrontarmi con temi tanto delicati mi ha spinta a mettermi in dialogo non solo con la persona che sono, ma anche con quella che desidero diventare: per me stessa, per il futuro che mi attende e per quella possibilità di vita che ciascuno di noi merita.
Questi incontri hanno attivato una nuova consapevolezza, nel bene e nel male. Sono stati uno strumento per rileggere il mio vissuto e il mio modo di stare al mondo.
Questa residenza, finora, è stata l’esperienza che più ha trasformato una parte della mia quotidianità.
Mi ha lasciato molte domande, a cui non so se riuscirò davvero a rispondere: quale deve essere il ruolo dell’artista in una società come la nostra, in cui l’individualismo alimenta un consumo narcisista continuamente affamato? L’artista è chiamato anche a essere un divulgatore? Sta forse esaurendo un potere individuale per ritrovarne uno nuovo, comunitario?
Non ho trovato risposte definitive, ma ho percepito un forte senso di responsabilità.
A tratti mi pesa, perché temo possa diventare un freno in un mondo che giudica rapidamente senza entrare davvero in relazione. Allo stesso tempo, però, mi ha lasciato una nuova fiducia: forse il mondo si sta trasformando in un atto più collettivo, capace di sostenere temi così complessi e “sensibili”.
In un contesto in cui la parola individuale rischia di perdersi nel rumore generale, forse il vero gesto rivoluzionario è scegliere di guardarsi attorno.
25 ottobre 2025