L’esperienza vissuta a Copenhagen mi ha permesso di osservare da vicino il funzionamento di una realtà museale sui generis, orientata tanto in senso strutturale-territoriale quanto didattico all’integrazione di alterità: l’edificio-museo che comunica con il parco lambito dal mare, presentandosi come un naturale prolungamento del luogo in cui sorge; il rapporto interattivo tra arte istituzionalizzata, arte emergente, ambiente e pubblico vario, anche e soprattutto di “non addetti ai lavori”, ivi inclusi bambini che vivono il loro primo approccio al contesto espositivo.
Particolarmente degna di nota è stata l’attenzione dedicata all’aspetto interspecifico, emersa in modo evidente durante l’incontro con i giovani artisti dello studio Thinking Hand: la loro attitudine improntata alla curiosità e al rispetto di diverse forme di vita e agenti della biosfera ha avuto un forte impatto – sia emotivo che intellettuale – su di me, invogliandomi ad approfondire la ricerca in senso teorico e pratico, seguendo la linea guida della co-creazione: fare arte in senso collaborativo, posizionandosi come “interattori” che attivano relazioni dai prodotti inaspettati e imprevedibili piuttosto che sovraimporre forme antropocentriche pregiudiziali e quindi già note.
Lasciare spazio e dare voce, dunque, a quelle soggettualità che solitamente voce non hanno, o che ne hanno poca, stimolando nello spettatore una maggiore sensibilità – estetica ed etica – nei confronti dell’attività creatrice non umana.
18 marzo 2025