Camilla Conversano
La mia formazione nasce interamente dalle scienze umane, che oggi attraverso nel percorso in Didattica e Comunicazione dell’arte.
Mi interessa osservare come i saperi si trasmettono, si trasformano e costruiscono immaginari: per questo lavoro tra pedagogia, antropologia e letteratura, creando connessioni tra ambiti diversi attraverso pratiche di catalogazione e ricerca interdisciplinare.
Scrittura e fotografia sono per me strumenti di indagine prima ancora che di espressione, modi per generare nuove possibilità di lettura.
Questa esperienza ha avuto un impatto significativo sia sul piano professionale che su quello emotivo e personale. Essendo una studentessa del corso di Didattica e Comunicazione dell’Arte, ho trovato particolarmente importanti gli stimoli legati alla didattica e all’accoglienza che contraddistinguono il museo, sperimentati concretamente attraverso i diversi workshop. Aver avuto la possibilità di osservare e provare un metodo educativo così diverso da quello italiano, mi ha permesso di ampliare la mia visione e stimolare riflessioni professionali sull’arte e sulla didattica. Inoltre, è stato fondamentale anche il confronto e l’incontro con altri studenti dell’Accademia di Belle Arti, tutti provenienti da corsi e percorsi differenti. Non solo per le loro opinioni sui laboratori e sulla didattica, che hanno arricchito la mia prospettiva, ma anche per i legami che sono nati in poco tempo. Pur partendo da formazioni e interessi differenti, siamo tutti accomunati dall’arte. Proprio questo intreccio di esperienze e punti di vista ha reso quest’esperienza un’occasione di crescita.
Entrando per la prima volta nella sala da pranzo, c’è molta luce: le pareti bianche riflettono la luce che arriva dalle ampie finestre. Ci sono tre tavoli e oggi mi sono seduta dove, davanti a me, vedo la cucina in cui tre chef stanno lavorando e dei piatti appesi alla parete, gli stessi da cui mangiamo.
Sono nello stesso tavolo, uno dei più lunghi insieme a quello vicino alla cucina. Oggi però sono seduta, anziché in mezzo, alla fine del tavolo, verso la finestra aperta che affaccia fuori dalla zona dello studio. Si vedono i campi dall’altra parte della strada e il loro verde illumina la stanza in un modo particolare.
Oggi ho esplorato la vista da un’altro tavolo, quello più piccolo, con la stessa prospettiva di ieri, verso la strada. Alla mia sinistra noto un’installazione con delle sedie azzurre, che riflettono il colore del cielo, e un’altra opera sulla parete, con delle bottiglie.
Oggi la cena è stata diversa. Non eravamo nella sala degli ultimi giorni, ma all’aperto e comunque sempre circondati dalla natura. Da una parte vedo e sento il fiume, dall’altra sento le voci delle persone intorno a me, constanti, ma comunque sorprendenti e sopraffatte da una settimana che è praticamente conclusa qui.
Questa è la giornata in cui il pasto cambia completamnte dalla routine degli ultimi giorni. Innanzitutto siamo in una città, non alberi e verde che riflettono la luce, ma il bianco dei palazzi. Poi non abbiamo posti; camminiamo freneticamente mangiando, e, invece del rumore delle voci del gruppo, le voci intorno sono tanto forti, ma appartengono a sconoscuiti.
Oggi siamo un piccolo gruppo che si è fermato in una piccola panetteria. Siamo su un tavolo fuori. Da un lato si vede una chiesa e, dall’altro, i nostri riflessi nelle finestre della panetteria. Dalla nostra silhuette, da quella della chiesa e dai rettangoli creati dalle finestre bordeaux, si intravede l’interno caldo del posto.
Siamo in pochi. Il tavolo lungo ci basta appena. Ho un dolore al braccio e mi muovo piano. Tutti sembrano fare lo stesso, come se la stanza avesse rallentato con noi. La luce è comunque intensa, e il legno del tavolo trattiene un calore familiare.
Questa esperienza ha avuto un impatto profondo sulla mia crescita personale e professionale. Lavorare come assistente per il fotografo mi ha permesso di mettermi alla prova in un contesto nuovo, scoprendo capacità e lati di me che non conoscevo. Mi ha permesso di sviluppare competenze concrete e una maggiore consapevolezza del mio ruolo all’interno di un processo creativo complesso. Ho imparato quanto siano importanti la precisione, l’organizzazione e la capacità di adattarsi alle esigenze del momento, ma anche come queste si possano unire alla sensibilità artistica. Partecipare attivamente al processo creativo, pur mantenendo un approccio professionale, è stato fondamentale.
Oltre all’aspetto pratico, l’esperienza ha stimolato una profonda riflessione. Questa residenza mi ha portata a ripensare il significato di alcune parole chiave del progetto, in particolare nel contesto artistico, e come possono avere sfumature nuove e talvolta controverse. Proprio queste controversie hanno avuto un ruolo fondamentale, hanno generato dubbi, domande e momenti di confronto importanti.
In definitiva, è stata un’esperienza formativa. Mi ha arricchita non solo dal punto di vista tecnico e professionale, ma anche umano e riflessivo.
Questa esperienza ha avuto un impatto significativo sulla mia persona, stimolando riflessioni e apprendimenti sia positivi sia sfidanti. Vivere da sola e sperimentare in autonomia attività complesse, come il mosaico, mi ha permesso di confrontarmi con le mie capacità e di sviluppare un maggiore senso di autonomia e responsabilità. Le sfide iniziali, la titubanza nell’affrontare nuove tecniche e le scelte continue da prendere mi hanno spesso messa alla prova, ma proprio questo processo mi ha aiutato a superare limiti personali legati al perfezionismo e alla paura di sbagliare. Ho scoperto quanto sia importante lasciarsi sorprendere dal metodo e sperimentare senza rigidità, imparando a gestire incertezza e improvvisazione. Nel complesso, questa residenza ha attivato stimoli profondi e duraturi, rafforzando la mia capacità di riflettere sul lavoro e sulle mie scelte creative, lasciandomi più consapevole delle mie potenzialità e dei miei interessi.