Elysee Farazmand
Elysee Farazmand, nata a Teheran (Iran) nel 2000, vive e opera a Bologna. La sua formazione in Scultura all'Accademia di Belle Arti di Bologna è plasmata da una precedente esperienza di studio alla facoltà di Fisica.
La sua ricerca artistica si sviluppa in una costante oscillazione tra un fare metodico e un non fare contemplativo. Questo dualismo – un impulso a misurare, classificare e accumulare, alternato ad un abbandono ricettivo – è il fulcro della sua pratica. Una fascinazione per il tempo ritorna spesso, manifestandosi attraverso gesti ripetuti che danno vita a forme geometriche semplici. Quadrati attraverso cui guardare il mondo, cubi che misurano lo spazio, sfere che mettono in relazione i luoghi e le persone.
- Moleskine
- CECRARSI
- coabitare
- COLTIVARE
- CONTAMINARE
- ENTANGLEMENT
- fermarsi
- RICOMINCIARE
Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Ho la responsabilità di piantare un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando.
Il colore è l'essere stesso dell'oggetto, la voce con la quale la materia pensa.
Istruire lo spirito del non fare, così come si istruisce lo spirito del fare
Elevare l'indecisione fino a conferirle dignità politica. Porla in equilibrio col potere
G. Clément, Manifesto del terzo paesaggio, Quodlibet, 2014, p. 61
Immaginare il progetto come uno spazio che comprende riserve, domande da porre.
G. Clément, Manifesto del terzo paesaggio, Quodlibet, 2014, p. 61
Considerare la non organizzazione un principio vitale, grazie al quale ogni organizzazione si lascia attraversare dai lampi della vita.
G. Clément, Manifesto del terzo paesaggio, Quodlibet, 2014, p. 61
Avvicinarsi alla diversità con stupore.
G. Clément, Manifesto del terzo paesaggio, Quodlibet, 2014, p. 61
Quest’esperienza ha avuto sicuramente un impatto significativo su di me. Credo che tutte le esperienze, nel bene e nel male, siano preziose, perché ci formano e ci aiutano a conoscerci meglio. In questo caso, è stata anche una prova, un modo per mettermi in gioco e superare alcuni problemi e conflitti personali. Mi ha fatto riflettere molto, sia in modo positivo che negativo, ma nel complesso mi ha spinta a crescere e a capire meglio i miei limiti e le mie risorse. È stata quindi un’occasione di trasformazione, anche se piccola, che mi ha lasciato qualcosa di importante.
La residenza è stata stimolante in molti modi: ha attivato riflessioni nuove, alcune chiare, altre ancora confuse, ma comunque utili. Non so dire se si tratti di una vera trasformazione, però qualcosa si è mosso, anche se in modo sottile.