Viviana Fardella
Lista di cose che non farò:
- Tenere un mio quaderno
- Diventare un’artista
- Farmi un film surrealista con me stessa, sola a casa, il
sottofondo -> una colonna sonora - Essere un po’ più poeta
- Moleskine
- Black out - Burning
- Build on
- Ciclo
- Etiche
- Sconosciuti
- Surrounds
- Valore dell’essere
VALUTAZIONE D'IMPATTO, scritta il 27/03/25.
4 giorni al Louisiana, 7 giorni in Danimarca, 6 notti con persone e 4 giorni per metabolizzare. Le mie parole: Cycle. Start. Build on. Ethics. Value of being. Questa esperienza non mi ha solo arricchita, mi ha compromessa. Pensavo che le cose sarebbero cambiate solo con un moto che parte dal basso, invece le istituzioni possono essere sovversive, possono pensare differente. Lo spazio mentale che occupa il museo è più vasto dell'intera struttura. Ancor più vasto è lo spazio di pensiero che lascia ai visitatori. Non so se questi ultimi siano davvero coscienti dei cambiamenti che innesta questo luogo, forse è una coscienza inconsapevole. É un luogo di nascita, non di scoperta, dove le riflessioni si innescano reciprocamente in un ciclo che ricomincia incessante, dove anche i valori più universali, come le etiche, vengono continuamente rilanciati verso nuovi sviluppi, dove al centro si posiziona il valore dell'essere.
[Questi testi] nascono dalla raccolta e dal montaggio di discorsi fatti con alcuni artisti. Ma i discorsi non sono nati come materiale di un [testo]: essi rispondono al mero bisogno di intrattenersi con qualcuno in modo largamente comunicativo e umanamente soddisfacente. Questo [testo] è composto di brani montati liberamente in modo da riprodurre una specie di convivio, reale per me che l’ho vissuto, anche se non si è svolto nell’unità di tempo e di luogo. Lonzi Carla, Autoritratto, Abscondita, Milano, 2017, pp.11-13
Maselli: Un ronzio di api allucinante, allo stesso tavolo, tutti a mangiare le stesse cose. La condivisione è continua, seppur rumorosa. Continuare a parlare, ad avere voglia di stare insieme.
Sebastiani: del lavare i piatti, prendersi cura.
Sandoval: molto intensa, abbiamo preso moltissimo.
Fardella: stiamo inziando ad abitare.
Del Gaudio: scusa, vai tu. Noi risuoniamo e rispondiamo in base all’esperienza che viviamo.
Sebastiani: Seduti a terra, scambiandoci.
Bentini: nasceranno delle cose, quindi di ascoltarle.
J. Orta: noi dobbiamo sempre trovare una piccola porta d’entrata più visibile. Il metodo è la struttura che organizza i nostri pensieri per andare alle dimensioni che noi vogliamo. Un metodo di visione globale e di visione molto puntuale, e un andata e un ritorno permanente tra le più piccole e le più grandi. Ogni giorno è un valore, ogni giorno. Noi siamo tanti a pensare insieme, ma pensiamo sempre che siamo pochi, e non è vero. Dobbiamo aprire affinché ognuno possa partecipare pienamente.
J. Orta: Corde. Gruppi. Due persone. Quattro persone. Due uomini, due mogli. Vestiti vecchi, tela bianca, mani e piedi legati. Escavazione. Tomba. Luce. Fuoco. Artificio. Tre buchi, un olivo, le torce. Tre tele sulla guerra. Tre su una montagna nel mare. Due persone che tirano, Dividersi in azioni. Trasportare pitture. Fabbricare qualcosa. Siamo aperti. Non abbiate paura di dire no. Immaginate che siete voi, i protagonisti. Ci mettiamo seduti, un attimo, una chiacchiera, e capiamo tutto.
Boutonnier: We have to invent a new language, new words. Word tragedy. In simpoiesis, we have to work with a way of feeling, a meaning. It’s not so clear. The most important is how we try to leave a question inside us, in order to shift and to give place to be more robust.
J. Orta: Noi arriviamo ad abituarci a cose che non sono ammissibili. Il passaporto, la frontiera, la circolazione.
Yggdre: Culture versus nature, Boutonnier: foreigners and citizens, women and men. We can’t continue like that.
L. Orta: How many times should you forgive? Seventy by seven by seven. It’s a symbol across cultures. Forgiveness, reconciliation.
J. Orta: Abbiamo sempre qualcosa in comune, anche col peggiore dei nemici.
L. Orta: We chose the meal because it’s a ritual celebrated by everybody to break down all of these barriers. Each one becomes responsible for a group, for others. It’s a way of meeting, of reaching out. Starting small, is the symbol.
Boutonnier: It means the witness, the first meeting, become a part of the piece of art.
L’esperienza allo Studio Orta Les Moulins ha avuto un impatto profondo sulla mia crescita personale e professionale. Mi ha messo di fronte a modalità di lavoro nuove, a volte complesse, che mi hanno portata a rivedere il mio modo di partecipare e di osservare i processi artistici collettivi. Ho imparato a gestire l’imprevisto, a riconoscere i limiti e il valore del proprio ruolo all’interno di un gruppo, a mantenere un atteggiamento aperto anche nelle situazioni di incertezza. Il confronto con artisti di grande esperienza e con compagne e compagni di percorso ha attivato riflessioni critiche sui temi dell’arte contemporanea, del conflitto e dell’inclusione, ma anche sul significato di collaborazione e responsabilità condivisa. Ne esco con una consapevolezza maggiore delle mie modalità di lavoro e del mio posizionamento come futura mediatrice culturale, e con il desiderio di continuare a esplorare forme di pratica collettiva e di ascolto reciproco.
J. Orta: noi sempre dobbiamo trovare una piccola porta d'entrata più visibile. Da lì si può cominciare a costruire. Utopia fondatrice. Se noi non siamo capaci di rendere la pratica, di portare la realtà più reale e metterla in funzionamento, questa utopia è sterile. Capacità di strutturare un linguaggio con molte alternative di interpretazione, con molte porte di uscita per aprire dei campi personali. Teatro di operazioni. Non è il teatro della commedia, è il teatro della guerra.
Questa esperienza ha avuto un impatto profondo, perché mi ha permesso di approfondire in modo concreto il rapporto con la materia e i materiali, oggetto di studio nelle giornate a Ravenna. Questa residenza ha generato sia stimoli entusiasmanti sia interrogativi necessari, lasciandomi con una maggiore consapevolezza del mio metodo e di come posso continuare a trasformarlo.
Il confronto con i relatori e con il team di Intersezione ha attivato riflessioni importanti sul modo in cui comunichiamo e costruiamo senso collettivamente, facendomi percepire con più chiarezza il valore della mediazione e dell’ascolto.
Il workshop sul mosaico mi ha aiutata a uscire dai miei automatismi e a sperimentare un processo più intuitivo, dove teoria e pratica procedono insieme. Anche questo ha generato una piccola trasformazione nel mio approccio.
Alcuni temi, come quello della commerciabilità dell’arte, hanno aperto domande complesse, ma utili. Nel complesso, torno da questa residenza con maggiore consapevolezza del mio modo di lavorare e con strumenti e interrogativi che sento già parte del percorso.