Gaia Vallese
Da quando ho memoria, ho avuto tra le mani una videocamera.
Videomaker e mediatrice artistica, lavora nell’intersezione tra cinema documentario e didattica. Si dedica in particolare a progetti rivolti alle adolescenze, realizzando laboratori e azioni partecipative sul territorio.
Laureata in Audiovisivo all’Accademia di Belle Arti, sta attualmente frequentando il biennio in Didattica dell’arte e mediazione del patrimonio culturale.
Ha curato percorsi di videomaking per adolescenti in collaborazione con l’Università di Verona, il suo ultimo documentario M/argini racconta attraverso l’animazione la recente alluvione in Emilia Romagna.
La residenza al Louisiana Museum of Modern Art mi ha trasformato perché mi ha permesso di riflettere e prendere consapevolezza di nuovi aspetti del quotidiano.
In particolare mi ha offerto nuove prospettive sul mio processo creativo e sull'influenza che i luoghi hanno su di esso. Infatti, la posizione del museo, immerso in un paesaggio idilliaco, con la costante presenza del mare, che si sbuca da ogni finestra, mi ha fatto riflettere sull'importanza che i luoghi e la loro bellezza hanno sul nostro benessere psico-fisico.
Quando tornavo in hotel alla sera mi sentivo rilassata e più propensa al pensiero creativo.
In secondo luogo, ho riscoperto il valore del tempo meditativo, fondamentale per la progettazione creativa.
La residenza mi ha spinto a fermarmi, a riflettere e a dare spazio ai pensieri, consentendomi di rivalutare l'importanza di questi momenti di pausa e introspezione. Il tempo dedicato alla meditazione ha permesso di rafforzare il mio processo artistico, permettendomi di esplorare nuove idee e di dare forma ai diversi stimoli che abbiamo ricevuto.
Infine, grazie alle interviste che ho realizzato ai visitatori del museo nella stanza finale della mostra Ocean (vedi foto), ho compreso quanto sia prezioso il dialogo con persone che provengono da esperienze diverse dalle proprie. Le conversazioni e gli scambi di opinioni mi hanno arricchito, aiutandomi a vedere la residenza sotto nuove angolazioni.
Ho capito che il luogo, ma soprattutto le persone che lo attraversano con le loro storie, giocano un ruolo fondamentale nell'esperienza creativa e nella crescita personale.
In definitiva, questa residenza mi ha trasformato, aiutandomi a riscoprire l'importanza di fermarsi, riflettere e aprirsi al dialogo.
C'è tanto da fare ma c'è molto che si può fare.
Nella mia utopia l'arte di ognuno abbraccia il mondo.
Questa esperienza mi ha permesso di conoscere nuove modalità di fare arte e museologia.
Mi ha portato a riflettere sulla relazione arte e comunità/territorio.
Ho avuto stimoli positivi e negativi, ho apprezzato il fatto si condividessero sempre i pasti, come momenti di dialogo e confronto.
Mi ha fatto riflettere sul mio futuro e come vorrei relazionarmi con gli altri in ambito lavorativo se dovessi trovarmi a dover gestire una residenza artistica.
Non ho apprezzato la modalità di "co-progettazione" e organizzazione della seconda parte della residenza.
Questa esperienza ha avuto un impatto significativo sulla mia crescita personale e artistica.
Provenendo dal digitale, non mi sarei mai avvicinata spontaneamente alla tecnica musiva: poterla esplorare liberamente, senza la pressione del giudizio, è stato per me un esercizio di apertura e sperimentazione.
Le giornate di studio sono state il momento più stimolante: ascoltare testimonianze provenienti da ambiti lontani dal mio e poter dialogare direttamente con i relatori ha attivato riflessioni preziose.
Al tempo stesso, ho riscontrato alcune criticità nel workshop in Accademia, dove ho percepito una mancanza di guida e di obiettivi chiari, pur valorizzando la libertà nell’uso del laboratorio e dei materiali.
Nel complesso, questa esperienza mi ha fatto crescere: da un lato mi ha permesso di acquisire una nuova tecnica, dall’altro mi ha offerto spunti di riflessione su come progettare attività formative più strutturate. Soprattutto, ha trasformato il mio atteggiamento, rendendomi più curiosa e disponibile ad avvicinarmi a linguaggi che, senza questa occasione, non avrei mai esplorato.