Valentina Galli
Mi chiamo Valentina e sono una laureanda del biennio di Didattica dell’arte e mediazione culturale del patrimonio artistico, all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Sono mediatrice e curatrice: lavoro con pratiche di mediazione culturale, ricerca e progettazione curatoriale, con esperienze di mediazione maturate in musei, fiere ed eventi culturali e i primi progetti di curatela sviluppati all’interno di un collettivo, con l’obiettivo di attivare relazioni tra patrimonio artistico e pubblici eterogenei.
La mia ricerca si focalizza sull’accessibilità linguistica e culturale nell’arte, esplorando come le pratiche artistiche possano attivare processi di inclusione, comprensione e partecipazione oltre i confini disciplinari, attraverso metodologie critiche e partecipative.
Collaboro con musei e istituzioni culturali, sviluppando progetti di ricerca e curatela che integrano sostenibilità ambientale e innovazione digitale.
È stata senza dubbio un'esperienza ricca di stimoli e riflessioni, personali e di gruppo.
Ho pensato tanto ad un futuro adattabile alle nuove esigenze e necessità, con metodi innovativi ma che guardano molto al contatto con la natura.
Ha sicuramente influito nella mia crescita personale e sarà utile per le mie riflessioni future.
Accoglienza, amore e Tito ha cucinato.
Tutto questo nella casa in campagna che mi ricorda molto la mia infanzia in campeggio.
Nelle mura è rimasta la traccia del passato che si stratifica amalgamandosi nel presente.
Mi sembra di vederli muoversi ancora nella fabbrica, gli operai degli anni '20.
Thiery è come un bambino in mezzo alla natura, è stato bello giocare con lui. Abbiamo ballato, danzato e cantato davanti alla zuppa di piante.
Un'incidente sulla strada ci fa arrivare in ritardo.
Una nostra collega si sente male.
Io vengo pizzicata da mille ortiche.
Ma anche oggi ci siamo emozionati.
Overdose di arte tra gli studi de Les Moulins e Galleria Continua.
La strada che li collega è come un piccolo cammino spirituale.
Primo giorno a Parigi, ho visitato diversi musei ed è stato meraviglioso.
Ho visto opere che mi hanno lasciata senza fiato.
Sto andando a dormire molto felice.
Secondo giorno a Parigi, di nuovo sempre musei e spazi allestitivi.
E di nuovo sto andando a dormire felice.
Grande sole e grandi ballate, specialmente quando puliamo i piatti.
Il set per il film è partito e inizio anche ad organizzare The Meal con alcuni colleghi.
A sorpresa ho trovato aperto il capannone con dentro l'opera di Anish Kapoor che ho potuto finalmente sbirciare.
Che bello, è partita bene la giornata.
Ho girato anche qualche scena del film.
Oggi 8 di noi sono stati presi (a caso) per poter indossare le tute usate per le opere sul corpo e le relazioni.
Abbiamo scattato qualche foto per una rivista e poi ci è stato permesso di tenerle ancora un po' addosso a nostro piacimento.
Abbiamo girato gli spazi de Les Moulins attaccati l'uno all'altro, come un grande lombrico.
Ho riso davvero molto.
Tutto il giorno in preparazione per The Meal.
È andata molto bene, è stato un successo e mi sono divertita.
Ho pianto salutando Jorge e gli spazi, ma sono contenta di tornare a casa.
Mi aspettavo un’esperienza faticosa, e in parte lo è stata, ma i momenti di serenità sono stati decisamente di più.
È stata la mia prima residenza artistica, se posso usare questo termine, e ha avuto un’impronta del tutto particolare.
In queste due settimane ho attraversato un’infinità di emozioni e di stimoli, positivi e negativi, ma soprattutto vivi.
La visita a Parigi che si è posta come intermezzo è stata illuminante e ricca di vibrazioni, essenziali per la mia crescita personale (e non solo). L’esperienza intera si è rivelata estremamente formativa: mi ha offerto strumenti nuovi, conferme importanti e la possibilità di rinnovare il mio sguardo sul lavoro.
Ci sono stati momenti di disorientamento e di confronto con i miei limiti, ma anche un forte senso di curiosità e di scoperta.
Questo contrasto mi ha permesso di capire meglio cosa mi muove e come voglio lavorare.
L’esperienza ha avuto un impatto significativo su di me.
I diversi incontri mi hanno offerto stimoli nuovi e inaspettati: il confronto con altre persone, i racconti, i materiali e gli approcci proposti hanno alimentato una curiosità viva e mi hanno fatto guardare alcuni temi da prospettive che, in parte, consideravo poco.
I laboratori, in particolare, sono stati per me il terreno più sorprendente. La tecnica del mosaico — che non avevo mai sperimentato — mi ha insegnato sia una competenza concreta, sia qualcosa su me stessa: mi sono resa conto che è una pratica affascinante, ma molto distante dal mio modo di lavorare e di esprimermi (ma resta splendida).
Questa consapevolezza, per quanto possa sembrare marginale, mi ha fatto riflettere sul valore di uscire dalla propria zona di comfort e di misurarsi con linguaggi che non ci appartengono. Oltre a farmi apprezzare ulteriormente tutto quel patrimonio musivo che abbiamo avuto la fortuna di riscoprire.
Nel complesso, l’esperienza ha generato una crescita personale soprattutto sul piano dell’apertura: ho compreso meglio cosa mi stimola, cosa invece mi risulta meno affine e, più in generale, quanto il contatto con pratiche e visioni diverse possa arricchire in ogni caso.