Joey Koka
Quest'esperienza ha avuto un grande impatto sulla mia persona, attivando stimoli utili sia sul piano personale che professionale.
Mi hanno permesso di mettere in discussione l'approccio all'arte, aprendomi a dinamiche collettive e alla consapevolezza che il processo creativo trova il senso solo nel rapporto con gli altri.
L'accessibilità e l'inclusione non sono concetti teorici, ma quotidiani che si costruiscono nell'ascolto e nel dialogo.
Sul piano personale mi ha spinta ad affrontare molte difficoltà relazionali, come il confronto in contesti di gruppo, portandomi a cercare nuove modalità per superare le resistenze, che prima non riuscivo a riconoscere.
A livello lavorativo, ha sicuramente influenzato una maggior attenzione e consapevolezza per l'impatto ambientale.
È stata una trasformazione graduale, oggi sento di avere più strumenti e maggiore fiducia per il mio percorso, mi ha insegnata a vivere l'arte come un'esperienza viva e ad intrecciare la mia voce con quella degli altri.
30.06 Che viaggio stancante. Ieri sera non sono riuscita a dormire e stamattina la fatica si fa sentire. Arrivati a Les Moulins, mi innamoro subito del posto: isolato. Il nostro gruppo chiacchiera senza sosta. Tante voci diverse, intrecciate tra loro, da cui capto frammenti di vite, che bello farsi gli affari degli altri. Io parlo poco, ma il vino è buono. Si prospettano due lunghe settimane. Tito cucina per tutti: fantastico.
03.07 È troppo complesso risolvere, preferisco rinascere.
09.07 Oggi fa caldissimo. Sono circa le undici. Oggi giriamo le scene in tuta militare. Mi sto sciogliendo sotto il sole. Almeno il verde mi sta molto bene.
Il punto chiave di questa esperienza è stata la consapevolezza di poter davvero fare qualcosa per il mondo, anche quando sembra impossibile, quando la sfida appare più grande di noi come singoli.
Per farlo, però, serve costruire passo dopo passo, mattone su mattone, con l’aiuto di chi, per forza di esperienza, parla un linguaggio diverso dal nostro.
È stata un’esperienza molto intensa, nel bene e nel male: ci sono stati giorni in cui ho sentito il peso di non essere all’altezza di sostenere temi così importanti.
Oggi, però, sento che tutto ha avuto senso. Il legame creato con il gruppo di lavoro mi ha fatto comprendere quanto non si possa mai smettere di sperimentare rapporti umani, di quanto le storie di ciascuno possano inevitabilmente influire sulla tua, anche quando fino a un’ora prima sembravano non toccarti.
12.07 Oggi è l’ultimo giorno; domani partiamo. Non mi sembra vero: sembrano passati due giorni e dodici mesi allo stesso tempo. Usiamo la giornata per visitare un festival medievale e riposarci un po’ in vista del viaggio del giorno dopo. Salutiamo il nostro pub di fiducia dedicandogli un karaoke di “Ma il cielo è sempre più blu”. A noi mancheranno; a loro, forse, non tanto.
La serie di incontri “Sensibile Materia” ha innescato una catena di domande. Confrontarmi con temi tanto delicati mi ha spinta a mettermi in dialogo non solo con la persona che sono, ma anche con quella che desidero diventare: per me stessa, per il futuro che mi attende e per quella possibilità di vita che ciascuno di noi merita.
Questi incontri hanno attivato una nuova consapevolezza, nel bene e nel male. Sono stati uno strumento per rileggere il mio vissuto e il mio modo di stare al mondo.
Questa residenza, finora, è stata l’esperienza che più ha trasformato una parte della mia quotidianità.
Mi ha lasciato molte domande, a cui non so se riuscirò davvero a rispondere: quale deve essere il ruolo dell’artista in una società come la nostra, in cui l’individualismo alimenta un consumo narcisista continuamente affamato? L’artista è chiamato anche a essere un divulgatore? Sta forse esaurendo un potere individuale per ritrovarne uno nuovo, comunitario?
Non ho trovato risposte definitive, ma ho percepito un forte senso di responsabilità.
A tratti mi pesa, perché temo possa diventare un freno in un mondo che giudica rapidamente senza entrare davvero in relazione. Allo stesso tempo, però, mi ha lasciato una nuova fiducia: forse il mondo si sta trasformando in un atto più collettivo, capace di sostenere temi così complessi e “sensibili”.
In un contesto in cui la parola individuale rischia di perdersi nel rumore generale, forse il vero gesto rivoluzionario è scegliere di guardarsi attorno.