Kathleen D'Emilio

Student, Bologna

Creativa e designer nata a San Paolo (Brasile) attiva a Bologna.
Formatasi nel corso di Fashion Design, sviluppa progetti attraverso biomateriali e pratiche di upcycling, esplorando temi che guardano la memoria, le differenze culturali e la critica sul contemporaneo.

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Venendo dal corso di Fashion Design, all’inizio del progetto non sentivo di farne parte. Al Luisiana ho visto esposte opere fatte con materiali biologici, argomenti a me vicini, e, dopo aver partecipato al workshop condotto dai due giovani artisti Rhoda Ting e Mikkel Bojesen, mi sono davvero immersa nel progetto e ho iniziato a pensare di essere anche io "un'artista", di poter fare anche io "arte".
Penso di aver capito di essere parte attiva nel progetto di ricerca, insieme ai miei compagni: persone che, all'inizio del progetto, mi erano del tutto sconosciute, ma che si sono rivelate anime meravigliose. Anche questo ha stimolato la mia voglia di crescere e di collaborare con loro. Dopo l'esperienza a Copenaghen, ho iniziato ad avere una visione diversa, e anche in questo i miei compagni mi hanno aiutata.
In questi anni da studentessa fuori sede non avevo ben indagato e partecipato alla vita artistica a Bologna, ma appena tornati ho iniziato a vedere oltre, senza lo sguardo giudicante da designer.

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21 marzo 2025

Siamo partiti pieni di entusiasmo, voglia di collaborare e lavorare insieme, in vista della residenza di due settimane. Il tragitto dall’hotel a Le Mulins era di circa 20 minuti, durante i quali era normale ammirare il paesaggio dalla campagna, e immergersi direttamente nella natura. Ricordo un forte odore della piantagione di mais che mi ha subito riportata alla mia città natale in Brasile.
Arrivati nella sede della residenza, siamo stati guidati negli spazi di Les Mulins da Lucy. La sede si trovava anch’essa immersa nella natura, con delle opere che ci hanno dato il benvenuto. Tra le varie strutture sparse, abbiamo trovato anche degli spazi dedicati alla Galleria Continua. L’idea di “un villaggio per artisti” - con zona bar per il periodo estivo, ateliers, sala di riposo, magazzino - è una delle cose che mi hanno decisamente colpita di più sapendo che, da lì in poi, questo spazio sarebbe stato messo a nostra disposizione.
In seguito, in presenza di Lucy e Jorge Orta e dei loro assistenti/tirocinanti, abbiamo partecipato a un buffet di benvenuto allestito all’esterno, nei pressi della casa degli artisti. È stato un momento molto bello, dove ho potuto condividere riflessioni, disagi e pensieri con Jorge, sul continente di provenienza che abbiamo in comune. Verso le 20:00 ci siamo avviati verso la cena. Anche in questo spazio si respirava un’atmosfera di creatività: opere esposte all’ingresso, sulle scale e alle pareti. Anche i piatti comunicavano un messaggio con simboli e colori. A fianco del coltello c’era persino una matita, e i centrotavola contenevano dei semi, con un’etichetta la cui dicitura invitava a piantarli per creare nuove vite.
Al ritorno, risate, musica e chiacchiere assieme alle mie compagne, tutte speranzose per il secondo giorno di residenza. Il tutto è stato accompagnato dal paesaggio di campagna che, con il tramonto, ha assunto un significato di beatitudine e felicità per questa opportunità di residenza.

 

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30 giugno 2025
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1 luglio 2025
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Il secondo giorno, in mattinata, abbiamo fatto un tour all’interno delle strutture lungo tutto Le Mulins. Dallo studio dei figli degli Orta all’immenso magazzino, situato in un luogo meraviglioso, abbiamo potuto sbirciare numerose opere conservate e archiviate. Ci siamo fermati nella zona dove si sarebbero svolti gli incontri frontali, insieme agli spazi dedicati alla creatività e alla zona di riposo. È stato molto bello e stimolante vedere questi spazi vuoti completarsi con la nostra presenza e con tanta creatività.
Gli artisti ci hanno anche introdotto al programma delle settimane, accompagnando la presentazione con un loro intervento. Sébastien Thiéry, artista, performer e architetto, ci ha presentato un suo lavoro chiamato Utopia. La sua presentazione è stata toccante e ipnotica: la proiezione ricordava l’essere su una barca in movimento, e il suo muoversi da una parte all’altra durante tutta la spiegazione ha reso il tutto ancora più immersivo. Utopia racconta del naufragio di una nave che ha causato numerosi decessi; l’artista ha voluto portare il relitto come memoria alla Biennale di Venezia. Da questa vicenda emerge la domanda sull’interesse verso tali progetti: Thiéry ha sottolineato come, anche dietro iniziative umanitarie, spesso l’egoismo umano utilizzi i fondi in modo scorretto anziché per salvare vite. Il tutto è stato particolarmente toccante anche perché gli “immigrati” portavano con sé oggetti a ricordo del proprio paese natio.
Anche il video Amazonia, realizzato da Lucy e Jorge Orta come indagine della flora e della fauna del territorio amazzonico, è stato ipnotico e toccante, perché raccontava del paese da cui provengo. La proiezione partiva dall’alto, mostrando paesaggi, animali e ricercatori nel loro percorso, proiettati su due video in contemporanea, accompagnati dai suoni naturali di uccelli, acque e piante.
Le pause pranzo e cena, oltre a permettere di mangiare e stare insieme, rappresentavano momenti centrali della residenza, basata sulla cooperazione. Questo si vedeva anche nella divisione dei compiti: sparecchiare, pulire e lavare i piatti a rotazione.
Di questa giornata mi è rimasto impresso il momento in cui ci hanno portati a dare un’occhiata nella stanza dove si sarebbe svolta la performance. Lì ho compreso la grandezza degli artisti: in quel luogo erano presenti macchine, carri, ambulanze da guerra e una barchetta. Ho realizzato che la performance era già stata pensata nei minimi dettagli, così come i mezzi e i modi per comunicare, in relazione al tema Art/Conflict.

 

 

Il terzo giorno siamo entrati in relazione con il naturalista Thierry Boutonnier. È stato molto interessante il modo in cui ci ha illustrato il suo lavoro. Penso che di questa giornata mi siano rimasti impressi soprattutto i ricordi legati ai sensi: dall’acqua alle rose, fino al workshop che abbiamo svolto tutti insieme, alla ricerca dell’ombra perfetta attorno agli spazi di Le Mulins, per trovare un luogo dove poterci sedere e poi proseguire con dialoghi e dibattiti.
Durante l’attività, alcuni di noi dovevano camminare scalzi, mentre altri osservavano per vedere come si comportavano; il “mmmm…” indicava il momento in cui qualcuno percepiva l’ombra. È stato molto bello osservare i miei compagni e il loro rapporto con la terra, e assistere alla loro ricerca del posto perfetto.
La giornata si è conclusa con la cena alle 19:00, accompagnata da un bellissimo tramonto color rosaceo che ci ha fatto compagnia per tutto il tragitto verso l’hotel.

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Il quarto giorno è stato nuovamente protagonista Thierry Boutonnier, che ci ha introdotto agli strumenti utilizzati per il taglio delle piante. Con il suo carisma ci ha insegnato molto, consigliandoci anche libri sul mondo vegetale.
Successivamente siamo stati divisi in gruppi, con il compito di cercare piante e foglie, scegliendole in base a una caratteristica stabilita da noi. Il mio gruppo ha iniziato a indagare toccando le piante secondo le loro texture, ringraziandole dopo averle potate. Dunia ha avuto il compito di disegnare ogni pianta per catalogarla.
Rientrati, abbiamo disposto le piante sul nostro tavolo insieme ai disegni e abbiamo consultato il libro-catalogo per vedere se riuscivamo a individuare le specie già catalogate a Le Mulins. È stata una ricerca stimolante, anche perché il catalogo era in bianco e nero, rendendo più difficile distinguere le piante colorate, ma allo stesso tempo affascinante. Ogni gruppo ha poi raccontato la propria modalità di raccolta e catalogazione delle piante.
Dopo il pranzo, Thierry ci ha spiegato che avremmo piantato alcune delle piante potate, chiedendoci se avessimo idee su come favorirne la crescita. Alcuni di noi hanno proposto danze, altri suoni. È stato un momento in cui mi sono lasciata andare, cercando di connettermi con l’energia del momento.
Infine, dopo cena, abbiamo raccolto materiali organici avanzati dal pasto e li abbiamo portati per concimare le piante.

La quinta giornata è stata dedicata alla scoperta del fiume vicino a Les Moulins. Abbiamo percorso un cammino immerso nella natura, dove si trovavano delle strutture con degli odori specifici, fino a oltrepassare il ponte e svoltare a sinistra verso la Galleria Continua.

Il sesto giorno era sabato, il nostro giorno libero, durante il quale abbiamo potuto andare a Parigi, una città che non avevo mai visto. L’abbiamo esplorata un po’ e, in seguito, io e alcune del progetto siamo andate a vedere prima la mostra alla Bourse de Commerce, poi, nel pomeriggio, al Centre Pompidou. Dopo esserci rincontrati con gli altri, siamo stati a chiacchierare lungo la Senna.

Anche la domenica siamo rimasti a Parigi, dove abbiamo visitato il Petit Palais e il Grand Palais, dove erano in mostra alcuni artisti brasiliani, tra cui Ernesto Neto. Siamo stati accolti da una parata brasiliana che richiamava il carnevale. Anche questa giornata, per me, è stata piena di rimandi e riferimenti olfattivi, offerti anche dalla mostra, che mi hanno fatto entrare in una dimensione staccata da quella che stanno vivendo.

In mattinata Jorge ci ha dato dei chiarimenti e anche una delega da firmare riguardo alla performance. Per alzata di mano, senza specificare cosa avremmo dovuto fare ma solo anticipando l'azione delle scene, siamo stati divisi in base alle azioni da realizzare. Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro attorno alle strutture di Les Moulins per trovare vestiti, strumenti e tele che ci sarebbero serviti per le scene.

Il mio ruolo era quello di affiancare le riprese e, siccome sto già realizzando con il telefonino una sorta di video blog per ogni residenza, ho seguito i vari gruppi per registrare i dietro le quinte della loro ricerca di materiali.

Ho partecipato attivamente come performer in alcune scene, che per me sono state estremamente pesanti a causa dei loro contenuti.

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10 luglio 2025
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La esperienza dagli Orta ha avuto sulla mia persona un impatto sia positivo che negativo, suscitando molti stimoli. Durante le due settimane, immagini, richiami, odori e sapori mi hanno attivato ricordi ed emozioni forti che non provavo da tempo. Penso che questa esperienza sia stata molto importante, perchè sono riuscita ad aprire me stessa, dedicandomi alla residenza. In questo modo, sono stata quasi assorbita da tutta l’esperienza e dalle tematiche che abbiamo affrontato. Al ritorno a casa mi capitava spesso di avere quasi delle visioni rispetto a ciò, quindi per me è stato un po’ forte. 
Penso di aver imparato molto anche attraverso i miei compagni: da ognuno ho appreso qualcosa che mi ha permesso di crescere personalmente.
Da questa esperienza porto con me più sensibilità e apertura rispetto a certi temi, insieme alla consapevolezza che, a volte, è necessario prendere una pausa, perchè ho assorbito tutto ciò che abbiamo fatto in maniera non sempre positiva.

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12 luglio 2025
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La performance The Meal è stata anch’essa molto interessante. I miei compagni, insieme a Lucy, hanno organizzato una cena. Il tutto è stato deciso nei minimi dettagli ed è anche stato il momento dei ringraziamenti.

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12 luglio 2025
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Questa residenza ha stimolato molto positivamente la mia ricerca, soprattutto attraverso i convegni. 

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25 ottobre 2025
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