Rebecca Bertacca

Student, Bologna

Sono una persona che, a tratti, è studentə, ma che è sempre creativa. La creazione attraversa ogni momento della mia vita e nasce da esigenze diverse: a volte dalla necessità di produrre qualcosa di utile, più spesso dal desiderio di dare forma a ciò che è apparentemente inutile.

È proprio in questa inutilità, che cerco di aprire dei varchi, come porte verso l’immaginazione, verso mondi che non esistono all’interno di quello che chiamiamo realtà. Quando inizio a creare, il mio pensiero non è rivolto agli altri: non penso a chi vedrà il lavoro, a dove verrà collocato o a quale funzione dovrà avere. Non ne immagino l’utilità, perché non è ciò che mi interessa.

Ciò che forse mi distingue è la mia adattabilità a qualsiasi materiale o mezzo. Ho imparato, e continuo a imparare, che ogni idea che nasce merita di essere provata, e che quindi è possibile tentare di apprendere qualsiasi linguaggio o tecnica. Fin dal liceo non mi sono mai specializzata in una sola materia: ho sempre sentito il bisogno di passeggiare tra strumenti e processi diversi, attraversando tecniche differenti per creare immagini, oggetti o altre forme capaci di diventare portali.

Il lavoro trova la sua completezza solo alla fine, nel suo no sense. Le mie opere non cercano un significato univoco né una funzione precisa: il loro scopo è aprire uno spazio di piacere percettivo e, soprattutto, di immaginazione. Perché è proprio nei sogni che ritroviamo la forza di rivendicare le nostre libertà.

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Mi è piaciuto molto essere riuscita ad aprirmi al dialogo collettivo che, inizialmente, in un ambito nuovo può essere molto difficile. Attraverso il confronto abbiamo costruito legami utili alla creazione sia a livello mentale che concreto.
Mi sono interessate principalmente le attività dedicate ai bambini, perchè mi hanno dato la possibilità di esprimermi liberamente, senza giudizio, preoccupazione o logica, e lo spazio che, nel suo essere vasto e pieno di stimoli, ha calmato la mia anima facendola tornare a un ritmo naturale.

Non arriverò mai
Solo donna
Aspettami
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dal 17 al 23 marzo 2025
Io non so volare
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dal 17 al 23 marzo 2025
1. flok nazister, 2. alghe
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dal 17 al 23 marzo 2025
  • Moleskine
  • alga
  • bambin*
  • critique
  • frameless
  • infestazioni urbane
  • insegnamento
  • telavision
Allucinazioni
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dal 17 al 23 marzo 2025
Intrepidi
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dal 17 al 23 marzo 2025
Niceaunties
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dal 17 al 23 marzo 2025

Piedi scalzi, caldo bollente, mostri di metallo e immensi campi di monocolture di grano mi accolgono in questo nuovo mondo.

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30 giugno 2025
  • Daily
tatuaggi
monocoltura o biodiversità?

Usare l’immaginazione per costruire nuovi futuri può significare creare le basi, e dunque un progetto, per una reale comunità senza regole o confini, attraverso modalità di pensiero realistiche. Per provare a cambiare le cose dobbiamo iniziare a muovere un passo alla volta, con pazienza, perché se messi a confronto con il mondo siamo insetti. Iniziamo unendo una piccola rete all’altra, per poi ampliarla.

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1 luglio 2025
  • Daily

Conosci e impara dalla tua comunità come un giardino conosce le sue piante. Le piante compagne ci mostrano come, tra di loro, siano collegate e quanto l’una abbia bisogno dell’altra. Trovano metodi comunicativi diversi da quelli antropocentrici; noi, al contrario, spesso ci censuriamo. Torniamo a una verginità intellettuale, in cui tutto si può fare senza i limiti che noi stessi ci imponiamo inconsciamente. Attraverso una strada delineata da linee sfumate, si può raggiungere qualsiasi obiettivo.

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2 luglio 2025
  • Daily
cottura lenta
isola del pino marittimo
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3 luglio 2025
  • Moleskine

Dissociamento e paranoie: spazi della mente che non vanno ignorati. Prenditi il tuo spazio e trova il tuo tempo; dunque accettalo e apprezzalo. Non c’è bisogno di dare spiegazioni. Prenditi cura di te stessa.

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3 luglio 2025
  • Daily
Maschere, reti, follia, colori, forme, materiali, tessuti, immagini, figure, oggetti, libertà, massimalismo, Pascal, tradizione, l’humor, Marthine, sovversione, Tayou. Qu’est-ce qu’une identitè authentique dans un monde globalisé?
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4 luglio 2025
  • Daily
orchestra sconosciuta
from the river to the sea
Parigi

Parigi è grande come città: prima Ernesto Neto ti immerge in un rito di spezie, reti colorate e tamburi, che uniscono sconosciuti in una sinfonia inattesa; poi entri in un palazzo alto, sorvegliato da polpi di scultura, sali le scale e ritrovi la fragilità della vita e della casa, che ovunque si ripete. Tu sai di essere più fortunata, con un tetto e il privilegio del viaggio, mentre altri abitano tende e scatole, perché una casa costa quanto una vita. Due esperienze lontane, che ti riportano alla stessa domanda: quale ruolo spetta all’artista?

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5 luglio 2025
  • Daily

Draghi d’acqua mi cullano in un sonno letargico.

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6 luglio 2025
  • Daily

Sta cominciando qualcosa di nuovo… doveva essere un atto creativo, ma sembra più un lavoro non retribuito.

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7 luglio 2025
  • Daily

Intrecci in erba viva.

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8 luglio 2025
  • Daily
euforia e caos

Molesti boati, colpi sparati ovunque, fucili come emblemi di guerra e distruzione. Nelle mani di uomini grezzi, diventano immagini di confusione e rabbia. Nelle nostre, invece, mutano significato: il peso resta lo stesso, ma sesso e furia si trasformano in visioni ironiche e sovversive, che ribaltano il senso stesso dell’arma.

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9 luglio 2025
  • Daily
caterpillar

Compagni colorati camminano come un mille piedi. Compagni arrabbiati guidano una barca e altri rambi. Rumori forti ed esplosioni fomentano la confusione di queste giornate.

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10 luglio 2025
  • Daily

Tutto si conclude con una cena formale, che lentamente si scioglie in una festa anarchica: risate, fuoco, musica e sculture folli e colorate prendono vita, intrecciandosi in un divertimento colloquiale. Mentre danziamo tra euforia e caos, un filo di amarezza resta a macerare sul fondale.

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11 luglio 2025
  • Daily
bubamara

Riposini e tanti saluti.

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12 luglio 2025
  • Daily

È stata una residenza piena di stimoli. Sono stati trattati alcuni temi che già esistono nel mio quotidiano, come la comunità e il vivere insieme alla natura, come se fosse un individuo. Tuttavia, sono arrivata qui con una visione molto estremista della realtà, che mi porta sempre a pensare di voler creare un cambiamento netto nella società, un cambiamento, nell’effettivo, troppo utopistico. Ho visto dell’utopia, soprattutto in Antarctica di Lucy Orta. In questo lavoro, l’artista crea un immaginario di una comune senza confini, ma io continuo a pensare che creare solamente l’immagine di un sogno non sia abbastanza; oltre a immaginare futuri diversi dal nostro, si dovrebbe agire per crearli. Creare futuri in cui gli individui siano liberi di esprimersi e di essere, futuri sostenibili — nel senso di sopportabili —, futuri in cui la nostra vita non sia comandata dal capitale, bensì dalla necessità di vivere in libertà, senza sfruttamento e oppressione.

Ho però capito che mettere in atto questo cambiamento a livello globale sia pressoché impossibile, in quanto non è una logica imponibile. Ho capito che, per creare cambiamento, è necessario procedere passo dopo passo, attrezzati di moltissima pazienza. Dobbiamo iniziare ad ampliare le nostre vedute e smettere di vedere le cose come giuste o sbagliate; dobbiamo iniziare a comprendere i motivi delle nostre azioni, ma, soprattutto, dobbiamo iniziare ad ascoltare. Così, forse, riusciremo ad avere una nuova visione del mondo, caratterizzato dalla libertà di essere.

Ogni persona ha bisogno di trovare, prima, uno spazio e un tempo da dedicare solamente a se stessa e alla propria mente, che possano poi confluire in una comunità. Così, come le radici delle piante, iniziamo ad unire una piccola rete all’altra.

In questa residenza ho inoltre approfondito un altro concetto a me caro, ossia che la natura non va intesa come oggetto, ma come essere vivente, tanto quanto noi. Se ci pensiamo bene, senza la natura non potremmo esistere, mentre la natura, senza di noi, sarebbe molto più prosperosa; per vivere insieme è necessario trovare una sintonia in cui l’essere umano impara a rispettare la natura e il mondo animale.

Non siamo superiori a niente: siamo solo un piccolo anello di un’enorme catena, ed è importante rendersene conto e accettarlo, senza provare a essere altro. Il problema, purtroppo, è che veniamo soggiogati dalla società che ci governa, estremamente individualista, e come dice Murray Bookchin in Ecologia e Pensiero Rivoluzionario:

“L’idea che l’uomo debba dominare la natura è evidentemente una conseguenza del dominio dell’uomo da parte dell’uomo [...] oggi il parassitismo umano non si limita a danneggiare l’atmosfera, il clima, le risorse idriche, il suolo, la flora e la fauna di una regione: sconvolge praticamente tutti i cicli vitali della natura e rappresenta una seria minaccia per la stabilità dell’ambiente e di tutto il pianeta [...] L’uomo, perciò, può essere descritto come un parassita estremamente nocivo, che minaccia la distruzione del suo ospite — il mondo naturale — e, infine, anche di se stesso. L’uomo ha provocato squilibri non solo nel mondo naturale, ma anche, e soprattutto, nei rapporti con i suoi simili e nelle strutture della società. Gli squilibri del mondo naturale sono la conseguenza degli squilibri del mondo sociale.”

Questa residenza mi ha mostrato che il cambiamento non nasce necessariamente da rivoluzioni immense, ma da minuscole rivoluzioni quotidiane: imparare a condividere il tempo, il cibo, lo spazio; imparare a osservare prima di parlare; imparare che l’altro non è un ostacolo, ma una possibilità.

Ho capito che il cambiamento è lento, ostinato, spesso invisibile, ma comincia da gesti così piccoli da sembrare insignificanti. Eppure, sono questi gesti che aprono varchi.

Siamo fatti per intrecciarci come radici, per creare reti sottili che un giorno potranno sostenere alberi enormi. Siamo fatti per imparare dalla natura e non per dominarla. Siamo fatti per ricordare che la libertà non è individuale, ma condivisa: è un respiro collettivo.

In questa esperienza ho sentito che l’utopia non è un luogo irraggiungibile, ma un movimento interiore che ci spinge a cercare armonia in un mondo che la rifiuta. È un modo di guardare e di stare, più che un obiettivo finale. E forse è proprio questo il senso: non arrivare, ma continuare a camminare, a immaginare, a creare piccole crepe nella realtà per far entrare un po’ di luce.

Così torno a casa con la consapevolezza che la trasformazione non è un’onda che travolge tutto, ma un lento rifluire del mare: tocca la riva, si ritira, ritorna ancora. In questo ritmo antico, forse, c’è già la promessa di un mondo diverso.

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12 luglio 2025
  • Report
Melograno e mosca
Melograno e mosca
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Respiri profondi
Respiri profondi
Respiri profondi

L’esperienza della terza residenza ha avuto un impatto significativo su di me, sia sul piano personale sia su quello artistico. Da un lato, ha riattivato in me una creatività che negli ultimi mesi era rimasta bloccata: lavorare nel laboratorio di mosaico, avere uno spazio dedicato e condividerlo con il gruppo mi ha restituito un senso di libertà, gioco e continuità che mi era mancato. Questo ha portato nuova energia nel mio processo e una maggiore fiducia nel lasciarmi guidare dalla materia e dalla sperimentazione. Allo stesso tempo, alcune conferenze hanno aperto riflessioni più complesse. I temi affrontati — soprattutto il rapporto tra esseri umani, natura e responsabilità — hanno fatto emergere molto interesse accostato alla sensazione che certi discorsi restassero troppo spesso in superficie. Questo limite, dunque, ha generato in me un bisogno ancora più forte di approfondire e portare queste domande dentro la mia ricerca, anche in una prospettiva politica ed etica.
Nel complesso, la trasformazione più importante è stata rendermi conto di quanto il mio lavoro cresca quando torno a un approccio giocoso e di scoperta, senza sovraccaricare l’atto creativo di aspettative.
La residenza non mi ha dato risposte definitive, ma ha rimesso in movimento pensieri, energie e possibilità e questo è quello che considero il suo valore più grande.

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25 ottobre 2025
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