Viola Ricci
Perché utilizzare il mezzo fotografico come mero strumento di registrazione di una realtà già accessibile al nostro occhio? Provenendo da studi filosofici in ambito estetico, mi approccio alla fotografia come medium esperienziale capace di attivare nuovi spazi di possibilità. Le immagini aprono così orizzonti percettivi ulteriori rispetto alla visione naturale, prospettive sensibili esito dell’interazione macchina-operatore-ambiente. In particolare, volgo la mia attenzione alla dinamica della relazione organismo-ambiente, lasciando la “parola” ad autorialità non umane attraverso il campo (rap)presentazionale del fotografico, nel tentativo di distacco da una visione antropocentrica e oggettificante di tutto ciò che è Altro.
Laureata in Filosofia e diplomanda in Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, ho partecipato a mostre in contesti espositivi artistici e collaboro a progetti di ricerca interdisciplinari.
L’esperienza vissuta a Copenhagen mi ha permesso di osservare da vicino il funzionamento di una realtà museale sui generis, orientata tanto in senso strutturale-territoriale quanto didattico all’integrazione di alterità: l’edificio-museo che comunica con il parco lambito dal mare, presentandosi come un naturale prolungamento del luogo in cui sorge; il rapporto interattivo tra arte istituzionalizzata, arte emergente, ambiente e pubblico vario, anche e soprattutto di “non addetti ai lavori”, ivi inclusi bambini che vivono il loro primo approccio al contesto espositivo.
Particolarmente degna di nota è stata l’attenzione dedicata all’aspetto interspecifico, emersa in modo evidente durante l’incontro con i giovani artisti dello studio Thinking Hand: la loro attitudine improntata alla curiosità e al rispetto di diverse forme di vita e agenti della biosfera ha avuto un forte impatto – sia emotivo che intellettuale – su di me, invogliandomi ad approfondire la ricerca in senso teorico e pratico, seguendo la linea guida della co-creazione: fare arte in senso collaborativo, posizionandosi come “interattori” che attivano relazioni dai prodotti inaspettati e imprevedibili piuttosto che sovraimporre forme antropocentriche pregiudiziali e quindi già note.
Lasciare spazio e dare voce, dunque, a quelle soggettualità che solitamente voce non hanno, o che ne hanno poca, stimolando nello spettatore una maggiore sensibilità – estetica ed etica – nei confronti dell’attività creatrice non umana.
- Moleskine
- Cura
- Curiosità
- Esplorazione
- onde
- Processualità
- Sperimentazione
- Vita
Vu le danger que présente le pont n°8 (limitrophe entre les Communes de Chiailly-en-Brie et Boissy-le-Châtel) donnant accès au Chemin rural dit Latéral sur la Commune de Chailly-en-Brie et traversant le Grand Morin.
Considérant qu’il a été constaté que la structure métallique du pont n°8, qui enjambe le Grand Morin, est détériorée et en très mauvais état
Le monde politique et des institutions souvent obsolètes n’ont pas pris la mesure des changements nécessaires à la protection du vivant dans toute sa diversité.
Ils n’ont pas tenu compte des (r)évolutions de la connaissance scientifique et s’efforcent de maintenir un système socio-économique dépassé. Comment bifurquer vers une trajectoire viable?
The botanical surveys revealed a variety of micro-environments: man-made surfaces, ruderal areas, roadsides, unused strips of land, industrial buildings, fields, lawns, plantations, hedges, rows of trees, etc.
With its mix of ornamental species planted during the various phases of the mill’s development and of spontaneous species that took advantage of its closure, this flora chooses not to establish any hierarchy between horticultural and wild plants.
Scientific research and natural processes are immediate reference points for Cecchini’s works which neither represent nor intend to simulate the world but suggest alternative variations and developments of it.
“I’m fascinated by the simple idea of bringing everything on the same plane of monochrome configuration; I believe that, once again, the physical is pushed in the realm of ideas, into a much more abstract and poetical plane.
Je ne sais rien, je ne suis rien, je ne veux rien.
Not every work of art has the potential to affect the course of art history.
Not every work of art can make us think differently about art.
Not every work of art can be considered a monument. Not every work of art is fearless.
I also forgo any right to royalties or other forms of compensation related to the use of the video.
I agree that all materials produced will be the exclusive property of David Bickerstaff and will not be returned to me.
I release David Bickerstaff from any claims, liabilities, or demands and will hold them harmless from any actions brought by me, my heirs, or any third parties.
And one man made a speech about the slaughtering of green and while he was speaking a woman dug a pit in me placed within it a green branch laid it gently as though it were her daughter and gave it water Mycentre is everywhere everything huge and hung together · Tug at any one thing in nature and the rest will move
Credo che quest’esperienza abbia contribuito alla mia crescita personale soprattutto nel segno del dubbio e del pensiero critico: sapere infatti di trovarsi a contatto con realtà già formate e di respiro internazionale ha portato – almeno nel mio caso – a partire con aspettative molto alte, che inevitabilmente sotto diversi aspetti sono state deluse.
Personalmente trovo però costruttivo quest’aspetto distruttivo: mi è stato utile anche a capire quali sono le strade che vorrei percorrere e quali invece preferisco lasciare da parte.
Dal punto di vista professionale, poi, sono rimasta molto soddisfatta di tutto ciò che gli artisti (inclusi regista e fotografo) hanno voluto generosamente condividere con noi, sia a livello di esperienze di vita e di lavoro che di competenze tecniche e prospettive teoriche (e questo l’ho riscontrato soprattutto nei tre giorni passati assieme a David Bickerstaff).
Altro aspetto decisamente positivo è stato il clima di collaborazione che si è creato tra noi studenti, sia dal punto di vista umano che interdisciplinare.
La residenza ravennate mi ha offerto numerose fonti di ispirazione, soprattutto grazie ai fecondi incontri con gli ospiti delle conferenze mattutine e agli stimolanti confronti coi compagni di progetto, con cui ho avuto tempo e modo di condividere idee e pratiche.
Se la parte laboratoriale non mi è risultata particolarmente utile - se non appunto a capire che il mosaico non fa parte dei linguaggi che voglio utilizzare, oltre che naturalmente a osservare con curiosità il lavoro altrui. La parte teorica, invece, è stata per me una proficua occasione di crescita: le tre giornate di conferenze mi hanno donato nuovi sguardi su un mondo in crisi, che può diventare un mondo in trasformazione, un mondo in cui l'arte può giocare un ruolo attivo nella sensibilizzazione del pubblico e nell'apertura di nuovi orizzonti di immaginazione ecologica.