Chiara Gentili
Sono una curiosa cronica che lavora con lo spazio e la narrazione visiva.
Mi servo della dimensione progettuale per indagare il racconto attraverso forme visive, spaziali e performative. Esploro le dinamiche dell’incontro e dell’umano tramite le rivelazioni generate dal medium fotografico.
L’ibridazione mi consente di riscoprirmi costantemente, generando un approccio intriso di stupore innocente e di naturale apertura alla contaminazione tra i differenti linguaggi.
L’esperienza vissuta ha avuto un impatto profondo sulla mia crescita personale, professionale ed artistica.
L’immersione in un contesto stimolante come il Louisiana Museum e la condivisione quotidiana con artisti e compagni di percorso hanno generato in me un arricchimento autentico e profondo.
Il vissuto condiviso ha rappresentato un’occasione di riflessione critica: mi sono trovata a riconsiderare visioni, direzioni e modi di osservare la realtà. Accogliere tale contaminazione con apertura e disponibilità al confronto mi ha permesso di mettermi in discussione e trasformare la complessità in opportunità di crescita.Attraverso questo atteggiamento di apertura consapevole ho vissuto l’esperienza in modo costruttivo, traendo benefici immediati e innescando processi interiori che hanno liberato energie creative inattese.
Fin dal rientro ho potuto constatare cambiamenti concreti, segno di una rigenerazione intensa e fertile. Oltre agli aspetti strettamente artistici ciò che è emerso con forza è l’esplosione umana che questa esperienza ha generato: uno scambio profondo, capace di creare connessioni significative e nuove prospettive.
Andando giocando sognando, a disagio ad occhi aperti con stupore mi perdo nei cuori d’incastri incollati.
Vedendo immagino confini e suona una voce che culla e che avvicina lo spirito e l’istinto canaglia che brucia e si sparge leggero danzando in un suono infinito che scivola via e spegne ogni scintilla.
Occhi di speranza danzanti e fuggitivi scorrono all’ombra delle soglie senza giudizio. Scrutano curiosi l’evoluzione in gioco delle anime connesse e libere. Sguardi d’intensità vissute stanche balenano andando dove le voci arrivano nello scuro dei profumi d’incontro.
Scorre ora il silenzio ridondante e sereno che maligno se ne va.
Coscienze innocenti che toccano vette ai molti sconosciuti di cuori vuoti e pallidi sognanti altalene.
Voci fioche che libere sbagliano e gridano.
Nel nulla vengo e provengo, rotolo libera tra cavalli blu leggeri.
La mente soave d’un fastidio che fatica con me ed i punti di vista.
Vomito viscere piano e galleggio tra fango purgante d’inferno che ruba quaggiù.
Come pazzi contro vertigini profonde di spettri cavalcanti di vomiti che arrivano.
Foglie aperte e anime oculari spingono verso l’infinito della vita.
Un noi famiglia sconnessa e unica di anime pungenti e pure, spaziose che volano tra colori soppressi e incastrati.
Il buio d’aceto che imperterrito ruota e si decompone sbriciolandosi su sigarette d’angurie di fili segreti e fugaci.
L’elica delle anime danzanti in viscere pazze ma libere.
Una luce d’angelo che l’allodola sogna incantata fra marciapiedi di piume a sonagli d’un vento innocente e leggero che sul frastuono della vita lascia accesa nella notte la bugia dell’essere andando di traverso vestendo bottiglie arrotolate di un errore sicuro d’un urto che grida e si dispera volgendo un serpente del nome di Dio che luccica ancora un grido infinito.
Nuvole d’insegne sapienti e indecise corrono nell’oblio degli occhi e delle paure ridendo d’un Noi che ancora non c’è.
Ed una fiamma sonante d’essenza felina e corrotta tradisce l’era che fu.
Ma ora cavalco il cantare d’un mondo di tormento felice e bugiardo che infingardo colora la luce che scappa e che ruota.
Il collo riflette i vuoti che immensi si allontanano e gridano il perché.
D’un pianto e d’un sorriso mi avvolgo sconsolata in un animo dolorante che prezioso sfugge ai più.
Ma ora dileguandomi annuso l’infinito che schiaffato rotondo risuona d’un pezzo.
E allora rido mi buffo e spingo lontana la noia del fare e dell’essere prodigio.
Concava luna che chiami e sussulti, stronza infinita brillante a sonagli, liberami dalla pazzia eterna che necessaria giace con noi facendoci gridare nel nulla amico.
Passano sogni perduti e spezzati guidando libri d’altri esperti che volano liberi.
Ora mi offendo e soffro d’intorno a bocche cattive e parlanti che giudicano e ignorano infingarde spezzando il giallo del riflesso di un botto squallido e gelido.
Voci soffocate gridano incastrate nel passato bussa e scoppia un poco gemendo e rompendo qualora le anime fingano disilluse.
Ma ora ti penso e guardo l’oceano brillante di bontà che silenzioso mi soffoca e mi fa tornare bambina.
Rotta a metà sprigiono libertà e verità dell’essere che insicuro gioca con il fiume che profuma d’arancio.
Ti guardo e respiro l’infinito candido che coccola sereno le mie budella sottili.
Ma ora tra fuoco e diamanti mi immagino il fumo poroso che guida le mie braccia nel sonno d’aiuto che immenso rifiuto nel paesaggio dei colli soli e luccicanti che si annoiano nella rabbia e nel furore.
Con te ora mi cullo in un infinito che risuona dolce e leggero nel mio animo danzante e solo.
Lentamente mi perdo fra mani chimiche che sputano verità confuse e connesse.
Nel sonno del noi invisibile galleggio silenziosa aspettando laggiù dove tutto frammentato si libera l’animo pieno di dolore che sobbalza.
Si sgretola e scruta quell’ombra che risuonante fu culmine di rimbombi tormentati e assidui.
Questa residenza ha sicuramente generato numerose evoluzioni a livello personale ed artistico.
L’essermi trovata in questo contesto ha suscitato considerazioni autentiche sul mio ruolo e sulla mia identità.
Mi sono ritrovata a riflettere sulla complessità del lavoro condiviso, sull’equilibrio tra visione personale e collettiva, sulla necessità del confronto e sulla libertà creativa.
Al mio rientro ho percepito l’evoluzione del mio fare artistico, come esso si stia modificando ed ampliando grazie alla contaminazione costante e alla libertà che sento di aver acquisito. Infine, nonostante alcune criticità, percepisco come questa esperienza sia stata profondamente rigenerante: mi ha spinta a mettermi in discussione, ad accettare l’incoerenza come parte del processo creativo e a riconoscere il valore della dimensione comunitaria.
Ritengo che questa residenza abbia generato in me cambiamenti sia a livello personale che artistico.
Ho trovato complesso sostenere il processo creativo con cui ci siamo dovuti interfacciare durante i workshop del pomeriggio.
Personalmente, fatico a esprimermi attraverso linguaggi più tangibili e concreti; di conseguenza, non sempre mi sono sentita a mio agio nel portare a termine il lavoro.
Al tempo stesso, ritengo che, ciclicamente, sia necessario spingersi fuori dalla propria zona di comfort, soprattutto nella propria pratica artistica.
Pertanto, a posteriori, sono felice di aver avuto questa opportunità e, in particolare, di averla condivisa con compagni che stimo.
L’aver abitato uno stesso luogo insieme, nel momento della creazione, è stato sicuramente stimolante e di grande impatto.