L'impatto è stato forte perché questo luogo rappresenta uno dei pochi esempi di come l'architettura possa sintonizzarsi bene con l'ambiente circostante. Gli stimoli sono stati positivi: sia quelli derivanti dalle riflessioni che ci sono state condivise, che quelli innescati dalle opere visionate. L’esperienza ha sicuramente accresciuto la mia curiosità su molti ambiti trattati e una trasformazione sulle mie visioni di spazio.
Questa esperienza ha avuto un impatto significativo sia sul piano professionale che su quello emotivo e personale. Essendo una studentessa del corso di Didattica e Comunicazione dell’Arte, ho trovato particolarmente importanti gli stimoli legati alla didattica e all’accoglienza che contraddistinguono il museo, sperimentati concretamente attraverso i diversi workshop. Aver avuto la possibilità di osservare e provare un metodo educativo così diverso da quello italiano, mi ha permesso di ampliare la mia visione e stimolare riflessioni professionali sull’arte e sulla didattica. Inoltre, è stato fondamentale anche il confronto e l’incontro con altri studenti dell’Accademia di Belle Arti, tutti provenienti da corsi e percorsi differenti. Non solo per le loro opinioni sui laboratori e sulla didattica, che hanno arricchito la mia prospettiva, ma anche per i legami che sono nati in poco tempo. Pur partendo da formazioni e interessi differenti, siamo tutti accomunati dall’arte. Proprio questo intreccio di esperienze e punti di vista ha reso quest’esperienza un’occasione di crescita.
È stata senza dubbio un'esperienza estremamente travolgente, partita con tanti dubbi e perplessità, ma conclusa con tante riflessioni e spunti estremamente preziosi. Condividere questa tipologia di esperienza - unica nel suo genere - muove inevitabilmente qualcosa dentro a chiunque abbia una sensibilità e degli obiettivi e, in maniera del tutto inaspettata, ha mosso anche molto più di quello che potevo immaginare. Ciò di cui sono più grata è l'aver affrontato con molta naturalezza la paura di mettermi in gioco (dovuta a insicurezze) e l'aver fatto parte di un gruppo pieno di anime imperfette, ma con tantissima voglia di vita.
L’esperienza vissuta ha avuto un impatto profondo sulla mia crescita personale, professionale ed artistica.
L’immersione in un contesto stimolante come il Louisiana Museum e la condivisione quotidiana con artisti e compagni di percorso hanno generato in me un arricchimento autentico e profondo.
Il vissuto condiviso ha rappresentato un’occasione di riflessione critica: mi sono trovata a riconsiderare visioni, direzioni e modi di osservare la realtà. Accogliere tale contaminazione con apertura e disponibilità al confronto mi ha permesso di mettermi in discussione e trasformare la complessità in opportunità di crescita.Attraverso questo atteggiamento di apertura consapevole ho vissuto l’esperienza in modo costruttivo, traendo benefici immediati e innescando processi interiori che hanno liberato energie creative inattese.
Fin dal rientro ho potuto constatare cambiamenti concreti, segno di una rigenerazione intensa e fertile. Oltre agli aspetti strettamente artistici ciò che è emerso con forza è l’esplosione umana che questa esperienza ha generato: uno scambio profondo, capace di creare connessioni significative e nuove prospettive.
L’esperienza vissuta a Copenhagen mi ha permesso di osservare da vicino il funzionamento di una realtà museale sui generis, orientata tanto in senso strutturale-territoriale quanto didattico all’integrazione di alterità: l’edificio-museo che comunica con il parco lambito dal mare, presentandosi come un naturale prolungamento del luogo in cui sorge; il rapporto interattivo tra arte istituzionalizzata, arte emergente, ambiente e pubblico vario, anche e soprattutto di “non addetti ai lavori”, ivi inclusi bambini che vivono il loro primo approccio al contesto espositivo.
Particolarmente degna di nota è stata l’attenzione dedicata all’aspetto interspecifico, emersa in modo evidente durante l’incontro con i giovani artisti dello studio Thinking Hand: la loro attitudine improntata alla curiosità e al rispetto di diverse forme di vita e agenti della biosfera ha avuto un forte impatto – sia emotivo che intellettuale – su di me, invogliandomi ad approfondire la ricerca in senso teorico e pratico, seguendo la linea guida della co-creazione: fare arte in senso collaborativo, posizionandosi come “interattori” che attivano relazioni dai prodotti inaspettati e imprevedibili piuttosto che sovraimporre forme antropocentriche pregiudiziali e quindi già note.
Lasciare spazio e dare voce, dunque, a quelle soggettualità che solitamente voce non hanno, o che ne hanno poca, stimolando nello spettatore una maggiore sensibilità – estetica ed etica – nei confronti dell’attività creatrice non umana.
Questa esperienza ha attivato molti processi creativi e conversazioni che hanno effetto concreto e diretto sulla mia quotidianità oggi.
Mi ha permesso di fare un passo in più nella mia espressione artistica. Nonostante questo lato sia molto importante per me, credo che gli effetti più rilevanti io li percepisca nell'ambito dei rapporti umani che si sono creati, nelle loro dinamiche e nei loro scambi, sia per quanto riguarda la creatività e le idee legate al progetto e all'arte, sia per la sfera personale e affettiva.
L'impatto che ha questa nuova formata comunità su di me oggi credo crei le basi di come vorrei impostare altre situazioni comunitarie in futuro.
L’esperienza al Louisiana Museum ha offerto una nuova prospettiva sulla fruizione dell’arte, integrandola con tempo libero, vita quotidiana e natura. È stato significativo scoprire come un museo possa essere un luogo di incontro e condivisione, in cui l’arte si intreccia con il contatto con l’ambiente naturale.
Le attività proposte, incentrate sulla didattica e sulle modalità di mediazione artistica, hanno evidenziato l’importanza di una rete comunitaria e dei processi interconnessi di ideazione, creazione, sperimentazione e divulgazione, per rendere l’arte più accessibile e partecipata.
Un momento rilevante è stato l’incontro con il collettivo My Thinkinghand, il cui approccio vede l’opera d’arte come organismo vivo e parte di un ecosistema, decentralizzando la figura dell’artista. Questa visione ha stimolato il mio interesse personale verso l’integrazione dell’elemento organico nella propria ricerca artistica, unendo vivo e artificiale in un dialogo aperto.
L’esperienza ha rafforzato la mia consapevolezza del legame tra umani e natura, spingendo a ripensare materiali, modalità espositive e valore della collaborazione per creare esperienze artistiche totali e interconnesse. L’intera esperienza è stata molto forte, sia dal punto di vista culturale e artistico fornendomi nuove declinazioni e definizioni dell’agire artistico ma anche dal punto di vista umano, valorizzando l’esperienza condivisa come un elemento principale per nuove idee e proposte volte ad un possibile cambiamento.