Per ora sto trovando tutto molto bello: gli approfondimenti con gli artisti e gli invitati sono molto forti e mi fanno aprire gli occhi su molte possibilità. Sono soddisfatto.
Oggi siamo un piccolo gruppo che si è fermato in una piccola panetteria. Siamo su un tavolo fuori. Da un lato si vede una chiesa e, dall’altro, i nostri riflessi nelle finestre della panetteria. Dalla nostra silhuette, da quella della chiesa e dai rettangoli creati dalle finestre bordeaux, si intravede l’interno caldo del posto.
Anche la domenica siamo rimasti a Parigi, dove abbiamo visitato il Petit Palais e il Grand Palais, dove erano in mostra alcuni artisti brasiliani, tra cui Ernesto Neto. Siamo stati accolti da una parata brasiliana che richiamava il carnevale. Anche questa giornata, per me, è stata piena di rimandi e riferimenti olfattivi, offerti anche dalla mostra, che mi hanno fatto entrare in una dimensione staccata da quella che stanno vivendo.
Secondo giorno a Parigi, di nuovo sempre musei e spazi allestitivi.
E di nuovo sto andando a dormire felice.
Una luce d’angelo che l’allodola sogna incantata fra marciapiedi di piume a sonagli d’un vento innocente e leggero che sul frastuono della vita lascia accesa nella notte la bugia dell’essere andando di traverso vestendo bottiglie arrotolate di un errore sicuro d’un urto che grida e si dispera volgendo un serpente del nome di Dio che luccica ancora un grido infinito.
È stata una domenica con una energia da domenica.
Io e alcune persone rimaste a Meaux siamo andati a fare le lavatrici necessarie, passando una piacevolissima giornata al mercato di Meux.
Per me è stato estremamente affascinante, mi sono sentita di esplorare un mondo altro, anche molto lontano dalle aree che stavamo indagando durante la residenza a Les Moulins ma non per questo con meno spunti di riflessione. Credo che sia stata questa la sera in cui ci siamo riuniti spontaneamente, sentendo la forte esigenza di iniziare a fare qualcosa e a restituire quello che stavamo imbottigliando.
Avevamo molta speranza di poter portare qualcosa di diverso a questo progetto, avevamo deciso di provare a usare i tempi 'morti' e gli spazi a disposizione a Les Moulins per capire cosa veniva fuori dalle nostre ricerche personali e dalle nostre necessità.
Sono andata da sola a visitare le mostre al Grand Palais e al Palais de Tokyo. Ho amato particolarmente il Palais de Tokyo: il linguaggio artistico e l’uso dei materiali erano davvero stimolanti. Ma la cosa più bella erano i divani di design ovunque, dove potersi sdraiare e pensare senza essere disturbata.
Dopo ogni sala c’era tempo e spazio per riflettere, come se il mondo fuori non esistesse. Forse è questo l’aspetto da cui l’educazione artistica pubblica potrebbe imparare.
manipolazione analogica reperti danesi, processo di realizzazione elementi per identità visiva ART.it
La residenza intitolata “Art: Climate, Conflict”, coordinata da Lucy e Jorge Orta, ha visto il gruppo prendere parte a un programma intensivo di seminari interdisciplinari tenuti da professioniste e professionisti provenienti dai mondi artistici, filosofici ed ecologici. Questi incontri hanno permesso di approfondire le questioni contemporanee legate alle pratiche artistiche e culturali impegnate.
In particolare durante la seconda settimana il gruppo, coordinato dai coniugi Orta e in collaborazione con il regista David Bickerstaff e il fotografo Paul Bevan, è stato invitato a co-creare, all’interno degli spazi di Les Moulins, performance direttamente collegate ai temi trattati.
Uno spazio particolare è stato dedicato alla pianificazione, alla progettazione e all’allestimento della performance “70x7 The meal”, in occasione del pasto finale della residenza - uno dei tanti che il gruppo ha condiviso con gli ospiti coinvolti e con gli Orta, la cui pratica artistica ha sempre dato profonda importanza alla convivialità come momento di incontro e confronto -. Il gruppo, partendo dai materiali disponibili in loco, ha realizzato alcuni degli elementi strutturali della performance, tra cui i centrotavola e i runner disposti lungo tutta la tavolata su cui ciascun partecipante ha potuto scrivere una parola che restituisse il senso dell’esperienza delle due settimane trascorse insieme.
La co-progettazione della produzione filmica ha avuto l’obiettivo di offrire un'esperienza collaborativa immersiva, di incoraggiare il dialogo tra discipline e culture e di trasformare le preoccupazioni ambientali e sociali in espressioni artistiche concrete, incarnando una sinergia tra arte, attivismo e impegno pedagogico su scala europea.
Precarious Life, Lucy + Jorge Orta 2026
Double screen film projection
Still photography by Paul Bevan
scansione di campioni di piante raccolte durante il workshop di Thierry Boutonnier, Studio Orta Les Moulins, Boissy-le-Châtel (FR).
Anche oggi all'avventura, mi sta salendo il dubbio che lo spazio stia cercando di insegnarmi qualcosa.
Sta cominciando qualcosa di nuovo… doveva essere un atto creativo, ma sembra più un lavoro non retribuito.
In mattinata Jorge ci ha dato dei chiarimenti e anche una delega da firmare riguardo alla performance. Per alzata di mano, senza specificare cosa avremmo dovuto fare ma solo anticipando l'azione delle scene, siamo stati divisi in base alle azioni da realizzare. Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro attorno alle strutture di Les Moulins per trovare vestiti, strumenti e tele che ci sarebbero serviti per le scene.
Istruire lo spirito del non fare, così come si istruisce lo spirito del fare
Sono qui. Seduta su una rampa di cemento, mentre guardo voi ballare e cantare davanti a me. Fate un gran casino. Non fa caldo, ma voi siete comunque in canottiera. Alla mia sinistra, c’è una piccola pianta dal fusto esile, con foglie grandi e a punta, di un verde acceso e chiaro. Il bordo è molto regolare e la superficie liscia riflette l’azzurro del cielo. I vostri movimenti muovono i fogliami, animano i silenzi e scaldano il mio cuore. Sono fortunata e lo so.