Una scoperta del territorio francese e della bellissima zona della residenza, con il piacere di conoscere gli artisti e tutti i collaboratori.
Piedi scalzi, caldo bollente, mostri di metallo e immensi campi di monocolture di grano mi accolgono in questo nuovo mondo.
È il primo giorno e sa già come di una brusca frenata alla routine quotidiana. Qui si respira un'aria diversa, è uno stile di vita a me sconosciuto ma interessante da scoprire.
Entrando per la prima volta nella sala da pranzo, c’è molta luce: le pareti bianche riflettono la luce che arriva dalle ampie finestre. Ci sono tre tavoli e oggi mi sono seduta dove, davanti a me, vedo la cucina in cui tre chef stanno lavorando e dei piatti appesi alla parete, gli stessi da cui mangiamo.
Siamo partiti pieni di entusiasmo, voglia di collaborare e lavorare insieme, in vista della residenza di due settimane. Il tragitto dall’hotel a Le Mulins era di circa 20 minuti, durante i quali era normale ammirare il paesaggio dalla campagna, e immergersi direttamente nella natura. Ricordo un forte odore della piantagione di mais che mi ha subito riportata alla mia città natale in Brasile.
Arrivati nella sede della residenza, siamo stati guidati negli spazi di Les Mulins da Lucy. La sede si trovava anch’essa immersa nella natura, con delle opere che ci hanno dato il benvenuto. Tra le varie strutture sparse, abbiamo trovato anche degli spazi dedicati alla Galleria Continua. L’idea di “un villaggio per artisti” - con zona bar per il periodo estivo, ateliers, sala di riposo, magazzino - è una delle cose che mi hanno decisamente colpita di più sapendo che, da lì in poi, questo spazio sarebbe stato messo a nostra disposizione.
In seguito, in presenza di Lucy e Jorge Orta e dei loro assistenti/tirocinanti, abbiamo partecipato a un buffet di benvenuto allestito all’esterno, nei pressi della casa degli artisti. È stato un momento molto bello, dove ho potuto condividere riflessioni, disagi e pensieri con Jorge, sul continente di provenienza che abbiamo in comune. Verso le 20:00 ci siamo avviati verso la cena. Anche in questo spazio si respirava un’atmosfera di creatività: opere esposte all’ingresso, sulle scale e alle pareti. Anche i piatti comunicavano un messaggio con simboli e colori. A fianco del coltello c’era persino una matita, e i centrotavola contenevano dei semi, con un’etichetta la cui dicitura invitava a piantarli per creare nuove vite.
Al ritorno, risate, musica e chiacchiere assieme alle mie compagne, tutte speranzose per il secondo giorno di residenza. Il tutto è stato accompagnato dal paesaggio di campagna che, con il tramonto, ha assunto un significato di beatitudine e felicità per questa opportunità di residenza.
[Questi testi] nascono dalla raccolta e dal montaggio di discorsi fatti con alcuni artisti. Ma i discorsi non sono nati come materiale di un [testo]: essi rispondono al mero bisogno di intrattenersi con qualcuno in modo largamente comunicativo e umanamente soddisfacente. Questo [testo] è composto di brani montati liberamente in modo da riprodurre una specie di convivio, reale per me che l’ho vissuto, anche se non si è svolto nell’unità di tempo e di luogo. Lonzi Carla, Autoritratto, Abscondita, Milano, 2017, pp.11-13
Accoglienza, amore e Tito ha cucinato.
Tutto questo nella casa in campagna che mi ricorda molto la mia infanzia in campeggio.
30.06 Che viaggio stancante. Ieri sera non sono riuscita a dormire e stamattina la fatica si fa sentire. Arrivati a Les Moulins, mi innamoro subito del posto: isolato. Il nostro gruppo chiacchiera senza sosta. Tante voci diverse, intrecciate tra loro, da cui capto frammenti di vite, che bello farsi gli affari degli altri. Io parlo poco, ma il vino è buono. Si prospettano due lunghe settimane. Tito cucina per tutti: fantastico.
Il 30 Giugno è il giorno in cui siamo arrivati in Francia.
La maggior parte della giornata è stata rubata dalle tempistiche e necessità del viaggio.
Abbiamo avuto il nostro primo appoccio con Les Moulins, i suoi spazi e le persone.
È stato un giorno sicuramente stancante, ma comunque estremamente carico di un’energia generativa iniziale.
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C'è tanto da fare ma c'è molto che si può fare.
Nella mia utopia l'arte di ognuno abbraccia il mondo.
Dopo un volo all’alba e un check-in d’hotel un po’ complicato, siamo finalmente arrivati a Les Moulins, un’ex fabbrica immersa in splendidi campi.
Lucy e Jorge ci hanno mostrato gli studi e gli edifici del complesso, spiegandone le funzioni.
Le installazioni nel parco erano molto interessanti.
La forma di “The Meal” non è nuova per la mia cultura, ma vederla reinterpretata in un altro contesto è stato curioso. I dolci e la frutta erano davvero squisiti.
manipolazione analogica reperti danesi, processo di realizzazione elementi per identità visiva ART.it
Inizio ad ambientarmi al meccanismo di come si svilupperanno le giornate. Iniziano i dialoghi, le domande e i primi confronti con i professori.
Usare l’immaginazione per costruire nuovi futuri può significare creare le basi, e dunque un progetto, per una reale comunità senza regole o confini, attraverso modalità di pensiero realistiche. Per provare a cambiare le cose dobbiamo iniziare a muovere un passo alla volta, con pazienza, perché se messi a confronto con il mondo siamo insetti. Iniziamo unendo una piccola rete all’altra, per poi ampliarla.
Sento quest'esperienza dal sapore agrodolce: bella, ma non è la realtà. Almeno, per qualcuno lo è forse, ma è tutto fittizio. Il tempo scorre lento e si ha modo di ascoltare preziosi, normalmente rarissimi, momenti di silenzio.