Dissociamento e paranoie: spazi della mente che non vanno ignorati. Prenditi il tuo spazio e trova il tuo tempo; dunque accettalo e apprezzalo. Non c’è bisogno di dare spiegazioni. Prenditi cura di te stessa.
Si parla tanto di Utopia. Forse, ogni tanto, ci servirebbe più utopia! Riprendiamo in mano il concetto di utopia, concretizziamolo!
Oggi ho esplorato la vista da un’altro tavolo, quello più piccolo, con la stessa prospettiva di ieri, verso la strada. Alla mia sinistra noto un’installazione con delle sedie azzurre, che riflettono il colore del cielo, e un’altra opera sulla parete, con delle bottiglie.
Il quarto giorno è stato nuovamente protagonista Thierry Boutonnier, che ci ha introdotto agli strumenti utilizzati per il taglio delle piante. Con il suo carisma ci ha insegnato molto, consigliandoci anche libri sul mondo vegetale.
Successivamente siamo stati divisi in gruppi, con il compito di cercare piante e foglie, scegliendole in base a una caratteristica stabilita da noi. Il mio gruppo ha iniziato a indagare toccando le piante secondo le loro texture, ringraziandole dopo averle potate. Dunia ha avuto il compito di disegnare ogni pianta per catalogarla.
Rientrati, abbiamo disposto le piante sul nostro tavolo insieme ai disegni e abbiamo consultato il libro-catalogo per vedere se riuscivamo a individuare le specie già catalogate a Le Mulins. È stata una ricerca stimolante, anche perché il catalogo era in bianco e nero, rendendo più difficile distinguere le piante colorate, ma allo stesso tempo affascinante. Ogni gruppo ha poi raccontato la propria modalità di raccolta e catalogazione delle piante.
Dopo il pranzo, Thierry ci ha spiegato che avremmo piantato alcune delle piante potate, chiedendoci se avessimo idee su come favorirne la crescita. Alcuni di noi hanno proposto danze, altri suoni. È stato un momento in cui mi sono lasciata andare, cercando di connettermi con l’energia del momento.
Infine, dopo cena, abbiamo raccolto materiali organici avanzati dal pasto e li abbiamo portati per concimare le piante.
Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Pianto un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando. Ho la responsabilità di piantare un seme, ogni giorno. Non importa se cresce. Non importa dove, o come o quando.
Maselli: Un ronzio di api allucinante, allo stesso tavolo, tutti a mangiare le stesse cose. La condivisione è continua, seppur rumorosa. Continuare a parlare, ad avere voglia di stare insieme.
Sebastiani: del lavare i piatti, prendersi cura.
Sandoval: molto intensa, abbiamo preso moltissimo.
Fardella: stiamo inziando ad abitare.
Del Gaudio: scusa, vai tu. Noi risuoniamo e rispondiamo in base all’esperienza che viviamo.
Sebastiani: Seduti a terra, scambiandoci.
Bentini: nasceranno delle cose, quindi di ascoltarle.
Sono qui, seduta su una rampa di cemento, con le gambe piegate per creare un appoggio stabile su cui scrivere. Ci sono 22 gradi, c’è un leggerissimo vento. Ho uno stuzzicadenti in bocca, una giacca sulle spalle ed il sole a media altezza che illumina il fogliame e fa risplendere i colori. Di fronte a me c’é una pianta imponente, che scopro essere un tiglio. Ha foglie larghe e molto sottili, con bordi frastagliati, e dei simpatici grappoli dai quali si scorgono numerose piccole bacche di color verde chiaro, attorniate da lunghe e strette foglie del medesimo colore. In lontananza sento della musica molto rilassante e, dentro di me, trattengo la commozione. Sono fortunata e lo so.
Un'incidente sulla strada ci fa arrivare in ritardo.
Una nostra collega si sente male.
Io vengo pizzicata da mille ortiche.
Ma anche oggi ci siamo emozionati.
Coscienze innocenti che toccano vette ai molti sconosciuti di cuori vuoti e pallidi sognanti altalene.
Voci fioche che libere sbagliano e gridano.
Nel nulla vengo e provengo, rotolo libera tra cavalli blu leggeri.
La mente soave d’un fastidio che fatica con me ed i punti di vista.
Vomito viscere piano e galleggio tra fango purgante d’inferno che ruba quaggiù.
How to be hosted and host plants Ecoscienza Talk with plants Co move with plants Rituale Riflessione Responsabile
"Grace"- Jeff Buckley
The botanical surveys revealed a variety of micro-environments: man-made surfaces, ruderal areas, roadsides, unused strips of land, industrial buildings, fields, lawns, plantations, hedges, rows of trees, etc.
With its mix of ornamental species planted during the various phases of the mill’s development and of spontaneous species that took advantage of its closure, this flora chooses not to establish any hierarchy between horticultural and wild plants.
Il lavoro con Boutonnier continua e si evolve, facendo un passo in più per quanto riguarda l'esplorazione dell'ambiente circostante.
Questa fase del progetto non ci è solo utile per la ricerca, ma anche per entrare in confidenza con gli spazi della residenza.
Sulla mia Moleskine, in questa giornata. ho disegnato alcune delle piante che avevo raccolto con il mio gruppo.
Purtroppo quel giorno arrivo anche ad un punto emotivo un po' complesso e verso la fine della giornata mi chiudo in me, nelle pagine della mia Moleskine c'è la restituzione grafica di quello che sentivo di esternare.
Il pavimento ha più senso non stratificato, meglio se è piatto e non sovrapposto, si vede di più di quello che si vede “Jorge parla più forte!”.
Ho visto un film e diceva che “La foresta è la foresta” poi penso che l’ecosistema non lo riusciamo a costruire e che un cavallo vuole correre e una mucca mangiare l’erba e dormire. “Organizzazione migliore ma ci servono 3 pianeti” (cosa vuol dire?) / / “devant toi” Andrea Laszlo De Simone // Noi vogliamo un’arte “catalisssssator!” un testo di 500 battute al giorno.
Il workshop con Thierry.
Trovo difficile comprendere il modo occidentale di parlare di “godere” o “esplorare” la natura. Da un lato essa offre già all’uomo accoglienza e rispetto, soprattutto in Europa, dove appare come una madre gentile.
“Godere” ed “esplorare” mi sembrano parole prive di responsabilità.
Davanti a lei i figli rispondono con “arrivare–nominare–conquistare–godere”: anche se “conquistare” oggi si nasconde dietro scuse eleganti, resta brutale e arrogante.
Questa è stata una delle mie giornate preferite: con Thierry abbiamo esplorato, raccolto e catalogato le piante dello studio e poi abbiamo composto un rituale per piantare dei ramoscelli di tiglio e fico.
manipolazione analogica reperti danesi, processo di realizzazione elementi per identità visiva ART.it
Il workshop condotto dall’artista francese Thierry Boutonnier ha permesso di approfondire il concetto di “art arboricole”, pratica che interseca arte e orticoltura al fine di comprendere il legame invisibile che connette essere umano e natura.
L’attività si è articolata in tre momenti. In una prima fase, dopo aver appreso il corretto utilizzo degli strumenti necessari alla potatura, le/i partecipanti si sono divisi in piccoli gruppi per esplorare gli spazi esterni di Les Moulins alla ricerca di piante autoctone dalle quali prelevare delle porzioni, studiarle, disegnarle e costruire un piccolo erbario.
Successivamente, i vari gruppi si sono riuniti nel Centro Operativo per condividere i propri erbari, restituendo impressioni e sensazioni scaturite dall’osservazione e dall’interazione con le specie vegetali scelte.
Nell'ultima fase, l’artista ha introdotto la metodica della “bouture”, procedura che favorisce lo sviluppo e la propagazione di piccole specie vegetali e di arbusti. Il gruppo ha dunque ripiantato quanto raccolto, trasformando l’azione in un vero e proprio rito collettivo.
Obiettivo dell’esperienza: la riflessione sull’accogliere ed essere accolti dal mondo vegetale, relazionandosi a esso con un approccio multidisciplinare.